domenica 5 maggio 2013

IO SINDACALISTA CON I MURATORI IN UN CANTIERE EDILE IN CRISI


Quanto è duro essere ragionevoli oggi. Non è la frase di un filosofo antico, ma semplicemente l’affermazione stanca e rassegnata di un muratore. Sì, un muratore che quotidianamente è costretto a fare i conti per mettere insieme il pranzo con la cena della sua famiglia. Retorica, esagerazione non credo, certamente la condizione di tanti lavoratori impossibilitati nel dare risposte alle proprie famiglie. È il nuovo dramma di questi anni, la stanchezza di girare a vuoto nei, pochi, cantieri aperti e nelle stanze del solito politico che lo ha aiutato in molte circostanze si fa sentire.
Si respira la resa di chi fino ad oggi con fatica e dignità ha sopportato il peso di una vita fatta di lavoro e sacrificio, oggi nemmeno questo viene garantito, tutti ci chiedono come uscire da questa situazione, che tutti chiamano recessione. Mentre i lavoratori la definiscono miseria, cioè mancanza di quel poco che consente di essere liberi e vivere con armonia il nostro tempo. Arrendersi? Mai. Però mi hanno chiesto: cosa c’entra lo spread con noi? Io tento di spiegare che è l’interesse che dobbiamo pagare affinché gli investitori comprino i nostri titoli di debito per finanziare i servizi che il nostro Stato ci fornisce. In sostanza è la liquidità di cui si ha bisogno per far funzionare gli ospedali, la sicurezza, investire e pagare gli stipendi ai lavoratori della pubblica amministrazione. Quindi, lo Stato contrae dei debiti che vanno pagati con l’interesse che è il differenziale tra l’interesse che paghiamo noi e quello della Germania. Poi parliamo di patto di stabilità. L’impresa con la quale lavorava ha fatto lavori con la pubblica amministrazione, il datore di lavoro ha comunicato a tutti che li licenziava, perché il patto di stabilità non consentiva alla stazione appaltante di saldare i lavori effettuati, quindi l’impresa era impossibilitata a continuare l’attività, in quanto le banche non gli davano più credito.
Le analisi degli economisti più illustri ci hanno detto che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, che il lavoro costa troppo e ci sono nazioni in cui i lavoratori vivono con poco più di qualche dollaro al giorno, tanto da essere felici e prosperare.
Le banche, invece di fare credito, investono i risparmi in derivati e swops correndo dei rischi che poi pagano i cittadini, lo negano alle imprese sane per creare sviluppo e lavoro e pagano i loro mangers con cifre che non basta una vita da muratore per guadagnarle. Derivati, swops, azioni e obbligazioni, titoli di stato, debito pubblico, tutti termini economici e bancari che fanno della nostra società una società occidentale, dove il denaro non è più una cosa visibile ma è trasformato in prodotti finanziari. I termini usati, le complicazioni nel capire di una persona di normale diligenza si acuiscono quando si parla di interdipendenza economica con gli altri stati, e, dove la crisi morde meno, la finanza ha regole certe tanto che qualche finanziere è stato arrestato e condannato per avere usato in maniere impropria il denaro affidato.
La percezione che si ha del sistema bancario è di un leviatano che vive di vita propria, che tutto mangia e nulla restituisce al sistema circostante, tanto che è visto più come problema che come soluzione. Infatti, hanno tentato di spiegare che i soldi si fanno solo con la finanza, investendo in prodotti a rischio e su mercati internazionali, tanto che investire nel lavoro, creando industrie e infrastrutture crea problemi e ci guadagnano poco. Ci hanno detto che questo è matematico, anzi, c’è una formula che si chiama “efficienza marginale del capitale”, che significa che se un soggetto investe una quantità di denaro nel lavoro il margine di guadano è inferiore a quello del denaro investito in prodotti finanziari, conviene tenerlo in banca e investirlo in borsa. Capite perché le banche non vogliono investire nel lavoro? Certo, questa è una delle motivazioni. Con la crisi economica si è accentuata la crisi della politica incapace di trovare soluzioni ai danni provocati da un establashiment immutato da vent’anni, con rare ventate di novità protese più a distruggere che a creare alternative credibili al vecchio modo di fare politica.
Il lavoro è la vera emergenza, e non può essere creato per decreto, però i governi possono creare le condizioni per lo sviluppo, investendo in infrastrutture, avendo una burocrazia efficiente, tribunali che funzionino, università che creino professionalità richiesta dal mercato del lavoro, sindacati che contrattino condizioni di lavoro e salari più alti, una lotta all’evasione fiscale, un fisco che non penalizzi il lavoro e, soprattutto, dando una speranza a quanti oggi non credono più alle potenzialità della nostra Italia.
Molti dicono, come potrebbero essere in grado di trovare soluzioni quando il problema è stato creato dal loro operare? La domanda è pertinente, però il vecchio detto è sempre attuale, dobbiamo fare la ministra con gli ingredienti che abbiamo: abbiamo registrato l’inconciliabilità delle posizioni degli schieramenti in campo, i quali hanno la stessa consistenza percentuale e modo di vedere la soluzione dei problemi in maniera diversa, alcuni parlano un linguaggio più comprensibile, senza dare soluzioni ai mali che ci affliggono, perché ritengono che mettendosi insieme possano essere contaminati, mentre vogliono semplicemente spazzare via tutto ciò che ritengono vecchio, altri invece continuano a dire cose superate e parlare a un popolo che non esiste più, la cui identità è stata dissolta dalla modernità.
Società occidentale cosa significa? Europa cosa vuol dire? Tutti ci affanniamo a tentare di comprendere che i sacrifici che facciamo saranno utili per il futuro. Le società occidentali si distinguono per l’alta capacità di essere democrazie avanzate, in quanto la soluzione ai problemi è condivisa e la scelta dei rappresentanti fatta con un sistema elettorale che selezioni la classe dirigente. Il nostro sistema elettorale dà invece ai partiti il privilegio di nominare chi sarà eletto, quindi l’apparato, termine staliniano, sceglie i fortunati che saranno in lista, da ciò desumiamo che risponderanno solo al capo del partito.
* Segretario Regionale Feneal-UIL, Basilicata

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